Il giorno de La Memoria
Eva Picková, anni dodici, (morta 18/12/1943) Di nuovo l'orrore ha colpito il ghetto, E' piccolo il giardino
Non per rattristarvi, ma semplicemente per ricordare da genitori nel giorno de La Memoria (e non solo) questi piccoli che non hanno avuto un futuro. Due poesie delle tante scritte nel campo di concentramento di Terezin vicino Praga, tristemente noto come il campo dei bambini.
Non abbiate paura di ricordare un passato così terribile ed angosciante, non ricordate con odio o con rancore, semplicemente ricordate affinchè le nostre sofferenze non siano state vane. Ricordateci anche quando non ci saremo più.
Alberto Ducci nr matr. 57101 Mauthausen
La paura
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.
I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondono il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco.
Oggi il mio sangue pulsa ancora,
ma i miei compagni mi muoiono accanto.
Piuttosto di vederli morire
vorrei io stesso trovare la morte.
Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore.
Vogliamo fare qualcosa. E' vietato morire!
Franta Bass (1930 - 1944)
Il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come un bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.
Metropolis
E' arrivato l'inverno, quello vero.
Finalmente.
E così ce l'ho fatta a passare un pomeriggio in casa al calduccio, con i vetri appannati ed i termosifoni accesi.
Per passare qualche ora, assieme alla mia figlia di 10 anni abbiamo guardato una cassetta di un film vecchissimo: Metropolis di Fritz Lang, un film del 1926.
Fantastico.
Alla fine del film mia figlia mi ha detto: sai babbo, questo film senza parole dice più cose dei film di ora.
Fantastica anche lei.
Che sfortuna!
Sigh!
Mi avevano invitato per qualche giorno in Val di Sole per una vacanza, ok, valigie pronte, tutto pianificato, alla sera prima di partire, febbre a 39,5.
Nel delirio mi è venuto in mente un pezzo del film "Berlinguer ti voglio bene" recitato dal Monni che diceva pressappoco così:
Noi siamo quella razza
che non sta troppo bene,
che di giorno salta i fossi
e la sera le cene,
lo posso gridà forte
fino a diventà fioco,
noi siamo quella razza
che all'amore ci fa poco.
noi siamo quella razza
che al cinema s'intasa,
per vedè donne gnude
e masturbassi a casa,
eppure la natura c'insegna
sia sui monte sia a valle
che si po' nasce bruchi
per diventà farfalle,
noi siamo quella razza
che l'è fra le più strane
che bruchi siamo nati
e bruchi si rimane.
Quella razza siamo noi,
l'è inutile fa' finta
c'ha preso la miseria
e semo rimasti incinta.




